Adolescenza e Lockdown

L’adolescenza è la fase del ciclo di vita in cui l’individuo acquisisce le competenze e i requisiti per assumere le responsabilità di adulto.

Da un punto di vita psicologico può essere descritta come una fase caratterizzata dalla realizzazione di compiti evolutivi.

Havighurst (1948,1953) da una definizione di “compito di sviluppo”: “(…) è il presupposto di una crescita sana e soddisfacente nella nostra società. (…) è un compito che si presenta in un determinato periodo della vita di un individuo e la cui buona risoluzione conduce alla felicità e al successo nell’affrontare i problemi successivi, mentre il fallimento (…) conduce all’infelicità, alla disapprovazione (…) e a difficoltà di fronte ai compiti che si presentano in seguito.”

L’autore indica anche una lista di compiti di evolutivi:

  • Instaurare nuove relazioni con coetanei di entrambi i sessi
  • Acquisire un ruolo sociale femminile o maschile
  • Accettare il proprio corpo e usarlo in modo efficace
  • Acquisire indipendenza e motiva dai genitori e dagli adulti
  • Prepararsi per una occupazione o professione
  • Sviluppare competenza civica
  • Acquisire un comportamento socialmente responsabile
  • Acquisire un sistema di valori ed una coscienza etica

 

Il cambiamento adolescenziale ha le caratteristiche di un cambiamento ampio ma continuo, distribuito in modo focale attorno alle diverse componenti dei compiti evolutivi.

In particolare riveste molta importanza la ridefinizione complessiva del senso di sé: non cambia solo quello che l’adolescente sa o sa fare, ma anche quello che è e come si vede.

Questo cambiamento coinvolge contemporaneamente una ristrutturazione cognitiva e affettiva.

 

Il trauma.

Le diverse occasioni di lockdown vissute nei mesi passati e che continuano a ripresentarsi, una critica situazione sanitaria, il timore di potersi ammalare o di perdere qualcuno a noi caro, la difficile situazione economica.

Sono tutti fattori che possono comporre il quadro di un trauma collettivo, perché ne siamo tutti coinvolti in qualche modo.

Il peso di un fattore traumatico, specialmente per i traumi cronici, multipli e cumulativi, dipende dalla frequenza storica in cui il singolo evento traumatico si inserisce.

Perché i fattori traumatici agiscono su linee e punti di fragilità e contribuiscono a creare nuove aree di vulnerabilità e nuove aree di riorganizzazione e/o difesa.

Ogni situazione traumatica viene interpretata e rappresentata interiormente, in base ai canovacci psicologici disponibili.

Per essere elaborata e mentalizzata, una situazione psicologica deve essere raccontata.

Il racconto dei fatti modifica inesorabilmente la memoria dei fatti.

 

Il contesto odierno.

Nei mesi passati, in situazione di lockdown, i nostri figli, bambini e adolescenti, hanno vissuto una situazione di deprivazione sociale.

Si tratta di una mancanza di stimoli sociali, necessari per lo sviluppo del cervello di bambini e adolescenti.

Vivere in casa, a stretto contatto con i genitori, ha favorito e accresciuto il senso del noi familiare.

Ma questo stretto contatto non ha favorito lo sviluppo di uno spazio personale, fondamentale per lo sviluppo dell’autonomia, in questi mesi e in questo contesto fortemente limitata.

 

Quali ripercussioni sui bambini?

In casa quello che si respirava era un clima di ansia e tensione.

La didattica a distanza, le preoccupazioni per la perdita del lavoro, la paura del contagio, per se stessi o per i propri cari, i timori per una perdita economica.

I bambini non capivano cosa succedeva, vedevano solamente ansia, negli occhi e nei comportamenti dei genitori.

La sicurezza dei bambini è stata messa in crisi.

In questo periodo non sono nemmeno stati tutelati dai mezzi di comunicazione di massa, in particolare dalla televisione, in cui c’è stata una sovraesposizione a immagini traumatiche, molto spesso non mediate, nemmeno dai genitori.

Dai risultati di diverse ricerche emerge come i bambini abbiamo manifestato spesso disturbi del sonno e difficoltà di addormentamento.

Addormentarsi significa lasciare i genitori, chiudere gli occhi, abbandonarsi ai sogni, che spesso sono incubi… la conseguente pretesa della vicinanza dei genitori, per la paura di perdere il genitore stesso.

 

Quali ripercussioni sugli adolescenti?

Anche i nostri ragazzi più grandi hanno sperimentato con noi una situazione di isolamento.

Hanno imparato ad appropriarsi di questo isolamento, vivendolo nelle loro stanze, spesso sul web, non di rado anche la notte.

Nei mesi di lockdown si sono registrati diversi disturbi della regolazione del sonno e di dipendenza da internet, quest’ultima difficile da superare in particolare per i ragazzi con una storia di fragilità emotiva.

Il risultato di tutto questo si esprime con comportamenti di rinuncia, di depressione, di passività, di ritiro.

Gli adulti hanno alle spalle e sulle spalle una loro storia di esperienze passate, che confermano la propria identità.

Gli adolescenti no.

Nel loro passato c’è l’infanzia, da cui devono prendere accuratamente le distanze!

I ragazzi adolescenti hanno bisogno di riprendere le esplorazioni tipiche della loro età, per potersi affacciare al mondo adulto.

 

In molti definiscono il 2020 come “un anno sprecato”.

Il 2020 ha permesso loro, e ha permesso anche a noi adulti, di fare alcune “scoperte”.

  1. Siamo diventati consapevoli di quanto era importante la vita che conducevamo prima. E ora siamo guidati dal desiderio e dalla speranza di averla di nuovo.
  2. Non tutti gli adolescenti e le famiglie sono uguali. Almeno il 30% degli adolescenti, per vari motivi, è stato tagliato fuori dalla DAD, non ha avuto accesso al sistema di istruzione. Di questo dobbiamo preoccuparci.
  3. Gli adolescenti hanno avuto un duro colpo al loro narcisismo, scoprendosi vulnerabili alle malattie, questione non presa in considerazione in passato.

Inoltre abbiamo capito quanto sia importante sostenerci vicendevolmente, prendersi cura gli uni degli altri.

La scoperta della relazione con l’altro, la responsabilità che ognuno di noi ha verso l’altro che ci sta accanto.

Se come adulti riusciremo a trasmettere questo ai nostri figli, se così li renderemo più responsabili, allora non sarà “un anno sprecato”.

 

Come aiutare i nostri ragazzi.

Per i genitori il timore di non essere adeguati, il non riuscire a gestire in alcun modo le ribellioni adolescenziali, attraverso cui stanno faticosamente cercando di individuare una propria identità.

Se ci fermiamo a considerare il rapporto genitori-figli molto dipende dagli interventi educativi realizzati e molto dipende dal tipo di relazione comunicativa, comprensiva di emozioni, atteggiamenti, valutazioni, che i genitori stabiliscono con i figli.

Può essere utile confrontarsi con prospettive e strategie nuove che possono sbloccare con serenità una situazione di empasse.

 

L’intervento di uno psicologo può essere fondamentale nella ricerca di soluzioni sane dei conflitti interni ed esterni dell’adolescente, cercando di donare maggior consapevolezza dei bisogni personali e del proprio mondo emotivo.

In caso di soggetti minorenni è necessario il consenso al trattamento psicologico da parte di un genitore o tutore legale.
Lo psicologo psicoterapeuta è tenuto al segreto professionale; non può pertanto fornire informazioni sul trattamento in essere senza autorizzazione del soggetto, per quanto minorenne.

 

About