La storia dell’umanità è costellata di esempi di persone e intere comunità che, nonostante abbiano vissuto condizioni e situazioni di vita altamente sfavorevoli, sono riusciti a costruire una resilienza personale e collettiva.
La possibilità di trasformare un evento critico e destabilizzante in un motore di ricerca personale è ciò che permette di riorganizzare positivamente la vita di fronte a traumi e tragedie.
Questo avviene attraverso l’avvio di un progetto di vita capace di integrare le luci con le ombre, la sofferenza con la forza, la vulnerabilità con la capacità.
La situazione di crisi genera cambiamenti, un’ipotetica frattura con il passato, lo scenario e lo sfondo si trasformano improvvisamente: un parziale o prolungato allontanamento da scuola, la modificazione dei tempi lavorativi, il cambiamento di ritmi e stili di vita, l’incontro di nuove persone, la perdita o la difficoltà di mantenere vecchi legami.
Ecco allora che diventa necessario sviluppare strutture e strategie cognitive e relazionali che permettano di riannodare i fili tra passato, presente e futuro, secondo la prospettiva della resilienza, cioè potenziando le risorse disponibili, favorendo lo sviluppo di quelle latenti.
Quali sono le caratteristiche, i fattori protettivi, i percorsi che permettono l’avvio di processi positivi quando si incontrano situazioni e condizioni di vita critiche, difficili, inaspettate?
Quando siano in una situazione di emergenza.
All’interno di un contesto di emergenza, nel nostro caso sanitaria, di salute pubblica, le esperienze passate ci insegnano che si ha la necessità di stare tutti insieme, non si può stare separati.
Nello stare insieme troviamo la nostra forza.
In una situazione di emergenza, come quella che stiamo vivendo, l’unica variabile che è possibile controllare è noi stessi, facendo emergere quei fattori di protezione che rendono la nostra partecipazione attiva, ma che allo stesso tempo aumentano la resilienza dell’intera comunità.
Fattori di protezione.
I fattori di protezione sono gli aspetti di ognuno di noi che ci aiutano a reagire.
Qui ritroviamo il sentirsi appartenenti ad un gruppo, il saper cosa fare, il sentirsi parte di un sistema familiare solido, il sapere di avere uno spazio, momenti, persone con cui poter parlare, con cui potersi aprire.
Altrettanto ritroviamo la nostra consapevolezza del rischio e di come ognuno di noi reagisce alle emozioni; il sapere di poter essere utili in qualche modo e soprattutto avere la prospettiva che il momento di emergenza avrà una fine.
Esistono anche diverse strategie utili a ridurre lo stato di stress, come sicuramente il mantenere un archivio mentale dei nostri successi passati, in modo da trovare le strategie che hanno già vinto in passato.
Aiuta anche il dormire e il mangiare bene e in modo sano, avere e coltivare hobby e svaghi, scrivere, parlare di come ci sentiamo, con amici, colleghi; darsi il tempo sufficiente per fare le cose e per capire come potersi muovere.
Fattori di rischio.
Insieme ai fattori di protezione abbiamo però anche condizioni che ci mettono un po’ in difficoltà, che ci fanno inciampare o che ci mettono in crisi.
Tra questi troviamo l’esposizione prolungata ad una situazione di stress elevato, così come i tempi morti, i tempi di attesa, che aumentano la possibilità di rimuginare sui nostri pensieri.
Fattori che incidono negativamente sulla gestione di situazioni di emergenza sono sicuramente anche i livelli ansia, di depressione o di frustrazione che ognuno di noi prova.
E se parliamo di trauma?
Quando parliamo di trauma siamo nel campo della lacerazione, della ferita, della perdita.
In una situazione traumatica si vive un autentico attacco alla propria persona, provando livelli di stress elevatissimi; è possibile avere contatto con la morte, sviluppando un’intensa paura della morte stessa.
Queste reazioni possono perdurare qualche giorno o qualche settimana.
Si possono manifestare anche altri tipi di sintomi.
Nello specifico:
Sintomi Cognitivi:
- Problemi di memoria e concentrazione;
- Difficoltà a risolvere problemi;
- Negazione;
- Senso di irrealtà.
Sintomi Emotivi:
- Impotenza;
- Rabbia;
- Tristezza;
- Ansia;
- Depressione;
- Appiattimento emotivo;
- Irritabilità.
Sintomi Comportamentali:
- Chiusura/isolamento;
- Evitamento;
- Aggressività;
- Cambiamenti nelle abitudini alimentari;
- Automedicazione;
- Difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno.
In situazioni come questa percepiamo una grande discrepanza tra il prima e il dopo, dove tutte le strategie che abbiamo attivato fino ad ora si sono rivelate inefficaci.
È allora particolarmente importante, in questa situazione di grande confusione, riuscire a far fronte positivamente agli eventi traumatici, riorganizzando la propria vita.
Quali conseguenze.
Gli eventi traumatici hanno conseguenze diverse su ognuno di noi, proprio per la nostra singolarità.
In linea generale possiamo però dire che gli adolescenti, in situazioni come queste, hanno bisogno di attivarsi ed essere attivati in azioni concrete, per se stessi e per l’intera comunità.
I genitori invece hanno maggiormente bisogno di rassicurazioni e supporto, dato che, oltre a sostenere se stessi, si ritrovano necessariamente a dover sostenere anche i figli.
I bambini, avendo per forza di cose meno esperienza, hanno bisogno di maggiori spiegazioni rispetto a ciò che sta succedendo; può rivelarsi utile anche aiutarli a esprimere quello che sentono.
Ricordiamoci come i bambini spesso hanno paura perché vedono i genitori avere paura!
In questi casi può essere utile chiedere aiuto attivando un percorso psicoeducativo volto alla normalizzazione delle reazioni da stress.
“Il solo fatto che tu abbia vissuto un disastro non significa che ne verrai danneggiato,
ma che sarai cambiato da questo”
Weaver, 1995
Cosa si intende con Resilienza?
Quando vogliamo comprendere e spiegare come e se sia possibile costruire percorsi, progetti, azioni che promuovono la salute e il miglioramento della qualità della vita, allora parliamo di resilienza.
In particolare Patterson la descrive come “la capacità di funzionare in modo adatto e di divenire competenti nonostante si presentino situazioni di vita stressanti”.
Appare subito chiaro come il processo di resilienza si attiva nel momento in cui ci si confronta con una situazione di vita avversa.
Diventa allora la situazione stressante o traumatica la scintilla che mette in moto il processo di resilienza.
Accanto al concetto di resilienza troviamo spesso quello di Empowerment, ossia la capacità di padroneggiare una situazione, connesso al riconoscimento personale delle proprie competenze e risorse.
Lo sviluppo dell’empowerment permette di far emergere le risorse, le capacità, le competenze, per metterle in relazione ad una partecipazione attiva alla vita di comunità, migliorando altresì i percorsi personali.
Cosa fa parte di un pensiero resiliente?
Per quanto riguarda la resilienza, il lavoro del pensiero passa attraverso tre tappe.
- L’altro
Quando si è all’interno del vortice della situazione stressante o traumatica, è grazie alla mediazione degli altri che si comincia a uscire dall’assillo dei propri pensieri ossessionanti.
Un essere umano che viene a sostenerci quando non riusciamo più a farlo da soli può ristabilire il nostro rapporto con l’umanità.
- Il sé
L’essere umano emerge quando si riprende dalle avversità.
Questo si può imparare.
Occorre ritrovare il “lottatore” che risiede in ciascuno di noi, non dimenticando che si è forti perché si lotta!
Quando si riesce ad essere forti e a risollevarsi, si diventa capaci di fare leva su se stessi, servendosi di se stessi; si converte l’esperienza esterna in forza interiore.
Si diventa per se stessi un segno uno strumento.
- L’umorismo
L’umorismo è la condizione di reazione per eccellenza, espressione di estrema leggerezza.
È la capacità di mantenere il sorriso di fronte alle avversità.
Ciò deriva dal fatto che l’umorismo sta nell’essere presi dal gioco e mossi dal riso; per ridere di sé occorre però riuscire a guardarsi con occhi diversi.
Ciò va di pari passo con la profondità.
Si parla. Si parla in profondità, in un dialogo vero e in un vero incontro.
La conversazione procede e diventa più profonda, il mondo si trasforma e con lui il nostro corpo.
L’uomo viene da lontano ed è chiamato ad andare lontano.
La persona che ritroviamo nell’umorismo e nella profondità, chi ha la forza di ridere, è la persona capace di andare lontano.
E quando tutto questo non basta?
Fermarsi e trovare un attimo per se stessi ed individuare nuove prospettive, grazie alle quali gestire al meglio le proprie reazioni, riscoprire le risorse personali da mettere in campo, può essere d’aiuto.
Con il sostegno di uno psicologo psicoterapeuta è possibile intraprendere un percorso di terapia individuale, basato sul cambiamento del modo di approcciarsi a quelle che sono le fonti di sofferenza, imparando ad utilizzare al meglio modalità emotive, cognitive e relazionali.
