I sintomi della Depressione: come riconoscerli e cosa fare

Per entrare in questo argomento è necessario prima chiarirsi le idee su che cos’è l’umore: lo possiamo definire come la tonalità emotiva che influenza la percezione che ognuno di noi ha di noi stessi, degli altri, dell’ambiente che ci circonda. Quando siano innamorati il mondo si colora di rosa, quando siano tristi è freddo e grigio.

Il tono dell’umore si sposta tra i due poli di tristezza ed euforia in risposta a stimoli esterni, provenienti dall’ambiente, e a stimoli interni, provenienti dal nostro corpo; queste oscillazioni sono del tutto normali e svolgono una funzione adattativa, permettendo di adeguare le nostre risposte emotive e comportamentali alle circostanze.

Quando queste risposte, quando queste oscillazioni del tono dell’umore sono così intense e/o durature nel tempo da risultare sproporzionate rispetto alle circostanze, quindi non svolgono più la normale funzione adattativa, divengono disfunzionali.

In particolare riconosciamo un tono dell’umore depresso quando ha caratteristiche di malinconia, uno scarso livello di energia, pessimismo, bassa autostima, caratteri di introversione.

In realtà dietro al termine depressione possono celarsi realtà assai diverse: si va dall’esperienza depressiva conseguente ad un evento traumatico o ad una perdita, esperienza comune a quasi tutte le persone, fino alla condizione più devastante, capace di alterare profondamente i ritmi biologici, fin anche il senso stesso della vita.

 

Un pò di numeri

Nell’ambito dei disturbi dell’umore è emerso che il rischio, nel corso della vita, per un Disturbo Depressivo Maggiore varia dal 10 al 25% nelle donne e dal 5 al 12% negli uomini (American Psychiatric Association, 2000).

Inoltre indipendentemente dal paese di origine o dalla cultura, tale disturbo presenta una prevalenza doppia nelle donne rispetto agli uomini (Weissman et al., 1996); si è ipotizzato che questa differenza sia correlata agli effetti della gravidanza e a diversi fattori ormonali e psicosociali.

L’età media di esordio di questo disturbo si colloca intorno ai 40 anni; è stato inoltre osservato come compaia più frequentemente in persone separate, divorziate, vedove o con relazioni non molto stabili.

L’episodio depressivo non trattato ha una durata media di 6-8 mesi e nella maggior parte dei casi migliora gradualmente; alla fine di un episodio permane comunque una sintomatologia depressiva residua.

 

Chi è il Depresso?

Ogni depresso vive una propria personale malattia irripetibile, unica.

La condizione depressa porta però chi ne è affetto a comportamenti abbastanza simili e uniformi.

Il depresso sembra vive in un mondo senza tempo, senza ricordi piacevoli del passato o prospettive allettanti del futuro, il tempo sembra immobile, la sofferenza e la tristezza sono vissute come immutabili e incorreggibili.

L’intera situazione si aggrava per i sentimenti di inferiorità e di colpa; la depressione è causa di molte sofferenze, particolarmente gravi perché apparentemente prive di senso e di utilità.

Generalmente ci si affida a cure spinti da parenti, figli o genitori; non si ha alcuna speranza di poter essere aiutati.

La sfiducia che si ha in se stessi si estende anche agli altri, portando a pensare che nessuno mai riuscirà a comprendere appieno la grandezza del proprio dolore e comunque che non potrà mai essere aiutato: il dolore non mi lascerà mai!

 

Quali sintomi?

Per conoscere meglio la condizione di depressione vediamone le principali caratteristiche:

Compromissione dell’affettività

Si manifesta con sentimenti melanconici di tristezza, distacco o indifferenza affettiva.

Le persone che provano depressione si descrivono come disperati, senza speranza, si sentono come vuoti, dominati dal pessimismo.

Frequentemente si osservano sbalzi d’umore, ansia e incapacità a provare piacere o interesse per le cose della vita quotidiana. Questi sentimenti di distacco affettivo possono diventare fonte di molta sofferenza e intensi sensi di colpa.

Alterazione dei processi di pensiero

In questo caso siamo in presenza di rallentamento del pensiero, inibizione delle idee, disistima di sé e, talvolta, idee suicide.

Spesso la persona è costantemente fissata su un unico pensiero penoso, deprimente, da cui non riesce a distogliere l’attenzione: questo gli impedisce di concentrarsi su cose nuove, portando ad un rallentamento dell’apprendimento, dell’adattamento e in generale del contatto con il mondo circostante.

Rallentamento motorio

Questo rallentamento appare chiaro a livello mimico, gestuale e della vita di relazione.

In particolare è evidente sul viso della persona depressa la tipica espressione di “faccia da depresso”, si inizia a trascurare la propria cura personale, diventando la condizione talmente evidente da portare gli altri a preoccuparsi: la persona depressa spesso vive questo interessamento da parte dei familiari o degli amici come molto fastidioso, portandolo al circolo vizioso di un ulteriore isolamento relazionale e sociale.

A livello comportamentale si arriva a trascurare tutte le attività che in passato erano gratificanti, e questo rifiuto di riprendere in mano la propria vita finisce con il rendere più forte il senso di depressione.

Riduzione della creatività

La persona che prova depressione non è più capace di capire le battute di spirito, ogni problema sembra insormontabile, manca la fantasia necessaria per trovare una via d’uscita, un’alternativa.

Compromissioni somatiche

Con il trascorrere del tempo si comincia a soffrire di astenia, insonnia o eccessiva sonnolenza, mancanza di appetito con conseguente calo ponderale, perdita del desiderio sessuale, cefalea, fino alla caduta dei capelli.

In particolare l’insonnia è il sintomo che viene maggiormente avvertito, con risvegli mattutini assai precoci: ci si risveglia ancora stanchi, accorgendosi di non aver dimenticato i problemi neppure durante la notte.

La mattina è particolarmente angosciante, avendo danti a sé il peso e l’eterna lunghezza dell’intera giornata; alla sera va un po’ meglio, ma non si raggiunge mai uno stato di benessere.

Perdita degli interessi esistenziali

Si manifesta con una graduale ma inesorabile diminuzione della partecipazione alla vita familiare e sociale, con una seria compromissione del ruolo che si ricopriva, tanto in famiglia quanto a livello lavorativo.

Ci si sente preda di stati di agitazione ansiosa, inconcludente e improduttiva, o imprigionati in uno stato di inibizione, passività, indifferenza, incapacità a portare a termine, o semplicemente avanti, i compiti prefissati; questo stato porta, a volte, ad adottare una condotta di ritiro sociale, con conseguenze ulteriori molto serie.

Esordio post partum

Un’attenzione specifica richiede l’esordio, la comparsa di sintomi depressivi, in un momento così delicato della vita di una donna, come il momento del parto.

Solitamente avviene nell’arco delle prime 4 settimane dopo il parto: i sintomi caratteristici sono riconoscibili in una fluttuazione dell’umore, labilità emotiva, eccessiva preoccupazione per la salute del neonato.

Questi sintomi devono essere persistenti per poter parlare di depressione legata al post partum, mentre sono generalmente normali all’interno di questo periodo così delicato, e in questo caso si parla invece di condizione transitoria chiamata Baby Blues.

 

Quali sono le cause della Depressione?

Nel corso degli anni e degli studi sono state avanzate e formulate diverse ipotesi sulle cause dei disturbi dell’umore, che possono essere suddivisi in fattori biologici e fattori psicosociali.

Fattori biologici

Nelle persone affette da disturbi dell’umore si riscontrano alterate concentrazioni di serotonina, dopamina e noradrenalina; inoltre è possibile riscontrare una iperconcentrazione di cortisolo.

Importante, anche in riferimento ai dati sopra riportati, risulta essere l’influenza degli ormoni sessuali femminili, come estrogeno e progesterone, nel quadro dei disturbi depressivi. In questo caso la sintomatologia può essere limitata nel tempo e al solo periodo premestruale, così come una pre-esistente condizione depressiva può accentuarsi in concomitanza di questo specifico periodo.

Queste osservazioni sui possibili squilibri dell’assetto ormonale potrebbero giustificare la maggior prevalenza della depressione nel sesso femminile.

Fattori psicosociali

Interessante risulta essere il ruolo svolto dagli eventi di vita stressanti nello sviluppo di sintomi depressivi.

Diversi studi hanno dimostrato come nei mesi precedenti alla comparsa dei sintomi il soggetto abbia vissuto un significativo numero di esperienze fortemente stressanti, portando ad una possibile alterazione persistente del corretto funzionamento della biologia cerebrale, modificando così la secrezione e i livelli di diversi neurotrasmettitori.

 

Come si cura la Depressione?

La caratteristica principale dei disturbi dell’umore è la tendenza ad avere un carattere di cronicità, con ricadute ed episodi ricorrenti.

La ricaduta è la ricomparsa dei sintomi prima del raggiungimento della guarigione, definita come una assenza di sintomi o permanenza di sintoni trascurabili.

Parliamo invece di ricorrenza degli episodi quando i sintomi si ripresentano in maniera ciclica, con un andamento più o meno costante nel tempo.

 

In particolare il trattamento dei disturbi dell’umore prevede diverse fasi di intervento, che hanno lo scopo prima di risolvere l’episodio acuto, riportando la persona a livelli normali di funzionamento, e successivamente di prevenire la ricomparsa di nuovi episodi.

Nel trattamento dell’episodio acuto si riscontra l’efficacia di utilizzo dei farmaci antidepressivi, intervento rapido ed efficace, di cui ne esistono diverse classi:

  • Antidepressivi triciclici (TCA)
  • Inibitori delle monoaminossidasi (IMAO)
  • Inibitori selettivi del re-uptake della serotonina (SSRI)
  • Inibitori selettivi del re-uptake della serotonina e della noradrenalina (SNRI)

E’ importante ricordare come, indipendentemente dalla molecola utilizzata, il trattamento dell’episodio acuto va protratto dai 3 ai 6 mesi, riducendo così il rischio di ricadute, mentre la sospensione deve essere effettuata in maniera graduale.

Spesso all’inizio della terapia farmacologica le persone lamentano la comparsa di effetti collaterali, come la bocca secca, tachicardia, stitichezza, difficoltà ad urinare, a seconda dei casi inappetenza e talvolta insonnia.

 

L’utilizzo di farmaci antidepressivi, di qualsivoglia forma e tipo, nella terapia dei disturbi dell’umore, risulta sì efficace, ma non risolutiva da sola.

È chiaro allora come nella presa in carico di questo tipo di sintomatologia sia necessario un intervento psicoterapeutico sulla persona, in particolare negli intervalli liberi dalle forme ricorrenti, quando la persona appare maggiormente in forma e reattiva, o quando la depressione mostra un certo grado di remissione indotta dal trattamento farmacologico.

La psicoterapia in associazione alla terapia farmacologica sembrano particolarmente efficaci anche perché agiscono su diversi sintomi bersaglio: la terapia farmacologica è più attiva su sintomi vegetativi, sul rallentamento motorio, mentre la psicoterapia lavora maggiormente sui sentimenti di inadeguatezza e colpa, sulle problematiche interpersonali e sulla mancanza di motivazione

Inoltre la psicoterapia si dimostra particolarmente utile nei casi in cui siano subentrati problemi psicologici secondari, come il terrore che possa comparire una ricaduta, in quanto cerca di comprendere e prevenire, ad esempio, gli stressor psicosociali a cui la persona è sottoposta.

Questo fornisce una maggior consapevolezza del proprio funzionamento, degli aspetti più fragili di noi stessi, attivando contemporaneamente le risorse personali rimaste assopite, favorendo così un processo di cambiamento positivo.

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