I Sintomi dell’Ansia: come riconoscerli e cosa fare

ansia

Biologicamente il nostro corpo è preparato a riconoscere situazioni potenzialmente pericolose, attivando quella che viene definita “risposta di attacco-o-fuga”; questo meccanismo ci “salva” da potenziali pericoli, facendoci fuggire o attaccare in base alla situazione che abbiamo di fronte.

Provare ansia quindi è perfettamente normale e ognuno di noi ha il suo modo di provarla. Per ognuno di noi, inoltre, esistono situazioni specifiche che scatenano i sintomi dell’ansia.

Fin qui tutto bene. Ma allora come tutto questo, che sembra normale, si trasforma in qualcosa di totalizzante e paralizzante?

Siamo di fronte alla situazione per cui la mente rimugina continuamente su pensieri negativi, amplificando più del dovuto le normali situazioni quotidiane, dove dappertutto si vedono difficoltà o ostacoli, ingigantendo spesso anche le più piccole banalità.

Quando non è più una possibilità tra le tante il poter incontrare qualcosa di potenzialmente pericoloso, ma è il solo pensiero che possa succedere, è solo l’idea di poter avere davanti qualcosa di pericoloso, e solamente l’idea di tutto questo è in grado di controllare l’intero corpo e il modo in cui reagiamo a tutto ciò che ci succede, rovinando la nostra serenità.

Si rischia allora di entrare in un circolo vizioso dominato da pensieri negativi, che mette in discussione tutto ciò che facciamo, in un’escalation che ci porta sempre più nel vortice incessante delle preoccupazioni e dell’ansia, permettendoci di vedere un futuro solamente nero ed estremamente preoccupante.

 

Cosa ci succede quando proviamo Ansia?

Sintomi Fisici

La prima cosa di cui ci accorgiamo è qualcosa di fisico, qualcosa che succede al nostro corpo e non riusciamo a controllare: questi sono i sintomi fisici. Sono quelli che maggiormente percepiamo, perché sono spesso talmente forti che difficilmente possiamo ignorarli.

Questo tipo si sintomi coinvolge e interessa diversi apparati del nostro corpo, il sistema cardiocircolatorio, l’apparato gastrointestinale, quello endocrino e respiratorio.

Tra i tanti sintomi fisici che si possono sentire, i più comuni sono un aumento della tensione muscolare, un aumento della pressione e del battito cardiaco, come se avessimo appena finito una corsa; ancora, un aumento della frequenza respiratoria, fino a quasi sentirsi soffocare, insieme ad un aumento dell’attività sensoriale che ci fa sembrare amplificato tutto ciò che sentiamo intorno a noi, odori, colori, suoni e rumori, fino alla quasi totale perdita del controllo.

Un aspetto comune a questi e altri sintomi fisici è la caratteristica di esagerazione o di applicazione impropria del principio di “risposta di attacco-o-fuga”: la situazione che ho di fronte è oggettivamente poco pericolosa, ma la mia ansia “esagera”, amplifica quello che vedo e che sento, facendolo sembrare più pericoloso di quello che in realtà è. Di conseguenza la mia risposta fisiologica di “attacco-o-fuga” viene esagerata e tendo alla perdita di controllo, delle emozioni e delle mie reazioni.

Sintomi Cognitivi

Nell’uomo esiste un processo che fa da mediazione tra lo stimolo, quello che incontriamo, le cose che ci succedono, e la reazione, come rispondiamo a quello che incontriamo e a quello che ci succede: si tratta del processo di mediazione cognitiva.

Di fatto questo processo riguarda il nostro pensiero, il modo in cui pensiamo noi stessi e il mondo che ci circonda, comprese le nostre relazioni, come stiamo con gli altri; il nostro pensiero, essendo così potente, è in grado di influenzare sia gli aspetti comportamentali, come agiamo, come rispondiamo, quali scelte facciamo, sia gli aspetti organici, gli aspetti fisici di ogni nostra risposta individuale.

Nel caso allora di un pensiero di carattere ansioso troveremo caratteristiche di maggior attenzione sulle cose temute, sulle cose che ci fanno paura o che sappiamo che ci mettono in difficoltà, così come potremmo riscontrare un accentuamento della valutazione irrazionale della realtà, non essendo più “lucidi” nel valutare ciò che ci accade.

Ancora possiamo spostare il nostro pensiero sulla tendenza al perfezionismo, cercando di non lasciare spazio a dubbi o a eventuali sbagli che possono mettere in discussione l’intero nostro essere noi stessi, così come, all’opposto, possiamo farci guidare da pensieri di autosvalutazione, in cui la caratteristica principale è il non riuscire, l’essere incapaci, deboli, non adeguati, quindi bloccati nell’impossibilità di pensare, e di conseguenza agire, mettere in pratica, attuare, qualcosa di positivo.

A sommatoria di questi pensieri e idee irrazionali, possiamo provare sensi di colpa e rabbia o depressione, proprio in relazione al fatto di sentire questi pensieri; sono sintomi secondari, legati al fatto stesso di provare ansia: sento che provo un certo livello di ansia e di conseguenza mi sento in colpa per il solo fatto di provare ansia.

Sintomi Comportamentali

Abbiamo detto che l’ansia è una risposta normale e fisiologica ad un pericolo, traducendosi con una “risposta di attacco-o-fuga”: gli aspetti comportamentali dell’ansia sono proprio la manifestazione concreta di questa risposta.

Si tratta quindi di quali comportamenti concreti metto in atto ogni volta che incontro una situazione potenzialmente pericolosa, o che mi mette in difficoltà, o che mi preoccupa, se mi ci butto a capofitto, se la evito accuratamente, se rimango a guardare cosa succede.

Nel caso, però, di una situazione di ansia forte, queste risposte di evitamento delle situazioni problematiche, delle situazioni che ci fanno paura, fino all’evitamento della realtà, portano a vivere la stessa realtà come sempre più ostile e difficile da affrontare. Si può persino arrivare a mettere in atto comportamenti di evitamento di certe situazioni, fino ad evitare all’estremo la quotidianità, prediligendo una sorta di ritiro sociale.

Questo inevitabilmente porta a cristallizzare le paure e i timori, traducendosi in comportamenti e atteggiamenti verso il mondo che arrivano ad influenzare anche il pensiero.

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L’ansia è una cosa che ci appartiene, è fisiologica della natura umana. Diventa però ansia patologica quando si perde il controllo delle proprie emozioni, quando si percepiscono sentimenti di impotenza e di incertezza e non si riescono ad affrontare situazioni nuove o impreviste con conseguenti sofferenza e disagio.

 

Quali strategie posso usare per controllare la mia Ansia?

Da tantissimo tempo l’uomo mette in atto strategie estremamente efficaci per ridurre lo stato di ansia, per controllare le reazioni fisiologiche legate all’ansia, strategie che si sono rivelate eccellenti nel ridurre lo stato di tensione legato alla sintomatologia ansiosa.

Tutte queste strategie però, se usate eccessivamente o a sproposito, possono divenire esse stesse un problema.

Tra queste strategie troviamo il cibo: il mangiare, qualcosa di dolce o di salato in base al nostro gusto, comunque sempre qualcosa di consolatorio, si è rivelato un mezzo efficace per ridurre stati leggeri o medi di ansia.

Molti soggetti però tendono, con il tempo, a mangiare non per stimolo di fame, quanto più per tranquillizzarsi, portando di conseguenza problemi dal punto di vista fisico, come sovrappeso o addirittura obesità. Col tempo si può instaurare un circolo vizioso, per cui l’aumento di peso portato dal cibo consolatore diventa motivo di ansia.

Un’altra strategia che porta ad un apprezzabile controllo dello stato di ansia è l’utilizzo di tecniche di rilassamento. Prima tramandate dai popoli orientali, poi con un processo di revisione e occidentalizzazione, oggi ne abbiamo a disposizione diverse tipologie: dallo Yoga e alla Meditazione, da tecniche di origine più occidentale come il Training Autogeno e il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson, fino ad arrivare all’impiego del Biofeedback e all’utilizzo dell‘ Ipnosi.

Per ottenere un effetto tranquillizzante è possibile ricorrere anche all’utilizzo del rapporto sessuale poco impegnativo, in quanto svolge egregiamente la funzione di una benzodiazepina (ansiolitico); il ricorso costante a questa strategia porta certamente però al naufragio della relazione di coppia.

L’abuso di sesso è un comportamento abbastanza raro, anche se non è insolito per alcuni ragazzi ricorrere alla masturbazione diverse volte al giorno per tenersi tranquilli, come per alcuni adulti non è insolito passare da un letto ad un altro in momento particolarmente agitati della loro esistenza.

Un ulteriore effetto di riduzione dell’ansia, rendendo anche qualcuno più sicuro si sé, si può ottenere con l’uso di alcol; naturalmente questa è solo un’illusione, in quanto i rischi di assuefazione o, ancor peggio, di sviluppo di una dipendenza, sono molto alti. Entrando in una dipendenza di questo genere la persona perde in poco tempo la capacità di autocritica e la capacità di rendersi conto dei fallimenti lavorativi e personali, entrando in un ulteriore circolo vizioso, forse ancora più pericoloso dell’ansia stessa.

Nella gestione delle reazioni ansiose una modalità rapida ed efficace è sicuramente l’utilizzo di farmaci ansiolitici: questi farmaci, però, risultano inutili o controproducenti se usati “da soli”, mantenendo cioè una visione irrazionale della realtà, gli aspetti cognitivi che mediano le nostre reazioni comportamentali e i sintomi fisici.

È necessario quindi trovare nuovi modi per affrontare la realtà o per sostituire stili di pensiero o comportamentali ormai automatici di gestione della quotidianità.

Essendo l’ansia una normale risposta di allarme che ci prepara ad agire, nel momento in cui passiamo all’azione, mettiamo in atto un certo comportamento, facciamo qualcosa, è comprensibile che il livello di ansia che proviamo si riduca. La nostra normale ansia ha fatto il suo dovere!

Nel momento in cui però siamo di fronte ad un livello di ansia patologica, questo passaggio all’azione è bloccato, non si riesce ad agire in alcun modo, ogni reazione è inibita, e questo porta ad un inevitabile protrarsi dello stato d’ansia.

 

E se questo non basta? La cura migliore per combattere l’Ansia

Se tutto questo non basta a tenere sotto controllo la nostra ansia, se è troppo invadente,

se condiziona fortemente la nostra quotidianità, il nostro modo di vivere i rapporti personali e le nostre abitudini, allora può essere utile valutare la possibilità di richiedere un aiuto specifico.

In particolare l’intervento di uno psicologo psicoterapeuta può aiutarci ad individuare il nucleo centrale della nostra ansia, aiutandoci a comprendere i meccanismi che governano le nostre reazioni e il nostro agire, prendendo contatto con le nostre emozioni e i nostri vissuti, senza che siano più pericolosi per noi, ma facendoli diventare maggiormente avvicinabili, comprensibili, gestibili.

In questo modo si arriva, attraverso un percorso che è personale e cucito si di noi, ad essere consapevoli dei nostri meccanismi, dei nostri vissuti, e possiamo imparare a rileggerli in chiave di risorsa e non più come pericolosi; possiamo così migliorare la nostra gestione del tempo, le nostre capacità organizzative, il nostro stile di relazione con gli altri e con noi stessi, ritrovando serenità di pensiero, maggior sicurezza in se stessi e un significativo miglioramento della gestione della nostra quotidianità, riappropriandoci dei nostri obiettivi e utilizzando al meglio le nostre risorse personali.

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