Non è sempre facile convincersi a parlare dei propri disagi con una persona estranea, anche se è un professionista, psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, è una scelta che si matura poco alla volta.
Solitamente, quando si prende tale decisione, la convivenza con le proprie sofferenze ha già condizionato significativamente la propria vita, il sostegno dei propri cari non è più sufficiente ad alleviare il malessere, pertanto si prende in considerazione l’ipotesi di affidarsi ad uno psicologo.
L’obiettivo di questo articolo, oltre a spiegare quali sono le circostanze in cui è utile rivolgersi ad uno psicologo, è incoraggiare chiunque stia vivendo un momento difficile a prendersi cura della propria salute psicologica, combattendo i propri limiti mentali, accompagnati da imbarazzo, diffidenza e pregiudizi altrui nei confronti di tale percorso.
Come capire se si ha bisogno dello psicologo?
A scanso di equivoci, ci tengo a sottolineare che rivolgersi ad uno Psicologo non significa assolutamente essere “matti”; al contrario, è una saggia scelta per prendersi cura della propria salute mentale, importante tanto quanto quella fisica, che condiziona il benessere generale della persona.
Nel momento in cui si individua un disagio, difficoltoso da superare in autonomia, è consigliato prendere in considerazione la possibilità di rivolgersi ad uno specialista competente in materia per avviare un processo di cura e di guarigione.
Come possiamo, dunque, comprendere se abbiamo bisogno di uno psicologo a Firenze?
A seguire, potete trovare alcune casistiche in cui, in linea generica, si fa affidamento ad uno psicologo o psicoterapeuta: per ritrovare serenità e felicità, per ottenere una crescita interiore personale, per delle esigenze di comprensione e/o di orientamento, per avere una migliore consapevolezza di sé stessi e degli altri, per una crisi temporanea, per risolvere problematiche familiari, sociali, relazionali ed affettive, per uscire da situazioni complesse come stati di ansia, depressione e stress.
Possiamo rivolgersi allo psicologo anche quando situazioni complicate perdurano troppo a lungo nel tempo incidendo negativamente nella propria vita, in caso di lutti ed eventi traumatici, quando siamo afflitti da eccesso di stress, ansia, pensieri, paure,impulsi, difficoltà, a seguito di cambi di alterazioni del comportamento come ad esempio sbalzi ingiustificati e repentini dell’umore.
E’ bene rivolgersi a uno psicolgo anche quando un problema psicologico incrementa di intensità e frequenza diventando cronico e incidendo in modo preponderante sulla nostra vita sociale e sulle sfere affettive.
Un bravo psicologo aiuta il paziente a ristabilire l’equilibrio e giusto livello di umore e di autostima, per rimodulare e migliorare il proprio carattere e la propria personalità, per uscire gradualmente da abusi e dipendenze (droghe, alcool, tabacco, cibo, sesso).
In che modo mi è di aiuto uno psicologo?
Supportando la persona attraverso il disagio interno fino alla sua attenuazione e/o scomparsa, aiutando a comprendere, riattivare le proprie energie e capacità, ritrovando motivazioni interne.
Creando uno spazio isolato e diverso da quelli in cui è immerso durante la vita quotidiana, in cui confidarsi e confrontarsi trovando punti di riferimento e risposte.
Fornendo le necessarie informazioni in merito al problema esposto ed inviando, eventualmente, ad altro specialista.
Come comprendere se un sostegno psicologico o una psicoterapia servono?
L’aiuto psicologico o psicoterapico si basa su una collaborazione reciproca attiva di professionista e cliente; si tratta di un “contratto di lavoro” con obiettivi specifici e un forte sentimento di fiducia e di empatia reciproche.
Logicamente, soltanto durante il “cammino” è possibile verificare l’efficacia di tale percorso.
Gli elementi valutabili sono: la qualità della relazione: circostanza che detta le linee guida del percorso; il cliente deve sentirsi a suo agio nell’aprirsi ed esprimersi al meglio, parlando del proprio disagio ed recependo le indicazioni dello psicologo; il tempo: questo elemento non è indice di efficacia, una terapia “lunga” non è per forza una terapia valida.
La cosa fondamentale è analizzare con cura i bisogni del paziente e formulare passo passo piccoli obiettivi tangibili in un arco temporale concordato insieme.
Una volta raggiunto quel traguardo, viene fatto “il punto della situazione”, valutando un eventuale periodo di analisi, se necessario; prima di intraprendere un percorso, si consiglia di fare chiarezza sulla differenza tra psicologo e psicoterapeuta, in modo da effettuare una scelta consapevole.
Ancora più utile potrebbe essere conoscere i vari tipi di psicoterapia, così da rivolgersi ad uno psicoterapeuta a seconda del proprio approccio teorico e metodologico.
Come dire ai familiari di rivolgersi ad uno psicologo?
Talvolta, la relazione con i propri familiari e la difficoltà nell’essere sinceri nel far presente le proprie necessità sono di ostacolo in questo percorso: sistemi familiari chiusi, che non concepiscono tale bisogno, probabilmente influenzati da pregiudizi (lo psicologo è solo un ciarlatano, ma perché devi andare a raccontare ad un estraneo i fatti tuoi) sono spesso un luogo comune.
In altri casi, siamo proprio noi stessi ad essere travolti da queste false convinzioni e, temendo il giudizio altrui, ci neghiamo la possibilità di trovare comprensione esterna, non condividendo tale decisione.
Nel momento in cui la persona in questione è convinta che lo psicologo sia uno strumento di aiuto in un determinato periodo della sua vita per risanare un equilibrio perso, allora sarà più facile comunicare a familiari e conoscenti la sua decisione e, se di fronte dovesse trovare disapprovazione e mancanza di comprensione, sarà consapevole di essere una “persona sana che si prende cura della propria salute emotiva, psicologica e relazionale!”.