Dare le risposte che ci aspetta da noi

A proposito del sentirsi in trappola...
Quando sono dentro, in particolare, alle relazioni per me maggiormente significative, in un certo senso è come se mi adattassi alla relazione stessa.
Per me stare lì dentro è importantissimo, non posso farne a meno.


E per starci sono disposto, inconsciamente, a scendere a compromessi, a rinunciare a qualcosa che se fossi solo io a decidere farei in un modo completamente diverso.
Fino a che la relazione è in piedi, fino a che non mi accorgo di avere alternative, allora va bene così.

Significa che, a volte, imparo anche a dare le risposte o a comportarmi così come si aspetta che io risponda o che io mi comporti l'altro in relazione con me.
Non è importante quello che penso io, quello che voglio io, quello che piace a me; conta solo quello che si aspetta da me l'altro.
E in questo modo rispondo.
È l'unica risposta possibile.

Fino a che sento che qualcosa non va, sento che la risposta giusta per me sarebbe un'altra.
Ma se rispondo come penso io, l'altro cosa penserà di me? 
Mi vorrà ancora bene?
Mi allontanerà?



Decidere come e cosa rispondere non è banale; significa essere liberi di poter esprimere quello che siamo.
Liberi da condizionamenti, da pregiudizi, da relazioni per me “pericolose”.
Liberi nella consapevolezza di conoscersi, per quello che sono, per come sono, per chi sono, per chi voglio essere.
Non è banale perché richiede un percorso personale di conoscenza e riconoscimento.
Conoscenza delle proprie caratteristiche, della propria storia.
Riconoscimento delle proprie capacità e dei propri limiti.

Condizione che non sempre è scontato avere.
Un professionista esperto può aiutarci nel ripercorrere e riconnotare la nostra storia, 
per capirci meglio, 
per accettarci meglio, 
per funzionare meglio!


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