SENTIRSI IN TRAPPOLA E' estate, fa caldo, siamo in vacanza, i ritmi sono più rilassati, le giornate più lunghe. Abbiamo più occasioni per stare fuori, per fare attività, per frequentare gli amici, magari, dopo tanto tempo, per cenare fuori in buona compagnia. Ma qualcosa non va. Sento che non sono tranquillo/a, i pensieri si affollano, il respiro si fa più corto e il cuore impazzisce. E' una sensazione strana, che è in aperta contraddizione con la situazione spensierata che sto vivendo. Mi sento in trappola! Ma di chi? Di che cosa? Spesso la risposta la dobbiamo cercare in cose che non si toccano, in situazioni remote, seguendo lo strano flusso dei pensieri. Come entriamo in relazione con gli altri, le nostre personali esperienze di relazione, ci guidano nel mondo, ci fanno compiere scelte o prendere decisioni. Alcune di queste esperienze o relazioni sono per noi “pericolose”, non ci fanno bene. Ecco dove dobbiamo cercare la nostra trappola! Può essere la forma che assume la relazione con un genitore o con una persona per noi particolarmente significativa. Forma dai non facili contorni, dalla non scontata comprensione, ma il legame di questa relazione è talmente forte da guidarci inconsciamente. Ovviamente nulla viene fatto con cattive intenzioni o per nuocere, non c'è una forma “pericolosa” per eccellenza e che vale per tutti. Quel meccanismo, quella forma relazionale, per me è “pericolosa”.E ogni volta che mi avvicino o mi ritrovo nella stessa dinamica, ecco che sento lo stomaco stringersi, la testa che gira, il respiro corto... le relazioni e le esperienze che ci hanno guidato fin qui non le possiamo cancellare o cambiare, possiamo solo farne tesoro, anche di quelle “pericolose”. Il “trucco” sta nel riconoscere quello che per me è “pericoloso”, capire quando suona il campanello che mi dice: “Fai attenzione!”. In questo modo potrò conoscermi meglio, capire come funziono, capire la mia storia, dare un significato a quello che sento e a quello che mi succede. Poi potrò pensare e attuare una strategia diversa, che va nella direzione dello stare bene mio, dell'evitare ciò che per me è “pericoloso”. Non è né semplice né immediato arrivare a questa consapevolezza. Chiedere aiuto ad un professionista può facilitare questo percorso, con il dovuto sostegno e i tempi necessari. Chiedere aiuto ad un professionista non significa né essere deboli né tantomeno matti. Significa, al contrario, rendersi conto di una propria difficoltà e avere il coraggio di affrontarla!
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E ogni volta che mi avvicino o mi ritrovo nella stessa dinamica, ecco che sento lo stomaco stringersi, la testa che gira, il respiro corto...